Alessandra Leo, CSR Project Communication

Alessandra Leo, nata il 1 gennaio 1992 a Chieri, è un capricorno di segno zodiacale e di fatto. Dopo avere conseguito la laurea in Lingue e Culture per il Turismo ottiene il tesserino da giornalista pubblicista e, tra un articolo di cronaca bianca e l’altro, inizia a lavorare presso un ufficio stampa / agenzia di comunicazione giornalistica della sua città natale. Frequenta un master in Marketing & Communication Management a “IlSole24ORE Business School” e qualche anno dopo approda nella redazione di un noto magazine torinese. Per diverso tempo ha ricoperto il ruolo di portavoce per la stampa del movimento Love is not tourism Italia, nato per tutelare le coppie binazionali non coniugate separate dai travel ban imposti dall’emergenza Covid19. Di questa avventura racconta: «eravamo un gruppetto di 5 ragazzi e ci siamo trasformati in un movimento che, di persone, ne conta più di 5000. Grazie a un meraviglioso lavoro di squadra e alla collaborazione di diversi Onorevoli siamo riusciti a portare la nostra causa in Parlamento, vincendola. Da questa avventura ho imparato che tenendo i piedi per terra e gli occhi rivolti al cielo tutto è possibile. Persino essere citati nei tweet di Tom Leonardis e Whoopi Goldberg». Nel tempo libero, pandemia permettendo, vola all’estero per partecipare come volontaria o campleader nei workcamp (campi di lavoro, ndr) ambientali, in particolare in Finlandia e in Islanda, dove ha lasciato il cuore e torna appena possibile. Ama l’inverno, la montagna, meditare, passeggiare nella natura, scrivere, leggere libri – i suoi preferiti sono “Il piccolo principe” e “Narciso e Boccadoro” – e fare oggetti creativi con quello che le capita sottomano.

 

Come sei arrivata in UOMOeAMBIENTE?

«Quando si dice “si vede che era destino”. È una storia particolare e c’entrano i social media. Scrivevo al computer quando su LinkedIn mi è apparsa una richiesta di contatto da parte di Mario Burrascano, AD e founder di una certa “UOMOeAMBIENTE”. Rimango incuriosita da questo nome così semplice ed evocativo che riunisce due valori in cui credo fermamente: l’umanità, intesa come l’attenzione verso il prossimo, e la causa ambientale. Mi informo sull’azienda e penso che l’idea di intrecciare servizi di vasta gamma per le aziende al progresso sostenibile sia bellissima, che mi sarebbe piaciuto tanto unire il lavoro all’attenzione per l’ambiente non solo “in vacanza”, cioè nei campi di volontariato, ma anche nella routine quotidiana. Contatto Mario Burrascano e, dopo essermi presentata, mi invita a visitare personalmente la sede torinese di via Angrogna 16/a. Lì conosco anche Nunzia Giunta, anche lei AD e founder: mi racconta che da qualche tempo valutavano l’idea di ampliare l’area marketing e comunicazione con una risorsa aggiuntiva e dalle competenze trasversali, con buone capacità di storytelling e una certa propensione personale verso la causa ambientale. Un mese dopo sono, nell’estate 2021, sono entrata a fare parte del team».

Qual è il tuo ruolo nel team di UOMOeAMBIENTE?

«Mi occupo di gestire la parte comunicativa on-line di UOMOeAMBIENTE, dalla stesura di un piano editoriale coerente con le esigenze dell’azienda all’ideazione di grafiche e testi correlati. Questa è una parte del mio lavoro, quella correlata alla gestione dei social. Poi c’è la stesura di contenuti in ottica SEO per il sito web, il coordinamento con le risorse specializzate che si occupano delle adv, il constante controllo degli Analytics e, più genericamente, la misurazione dei risultati. Al di là della spinta creativa nella buona comunicazione, come nel marketing, è fondamentale comprendere “numeri alla mano” cosa funziona e cosa invece può essere migliorato. Stiamo dando vita alcune iniziative off-line correlate alla CSR ma, al momento, non sveliamo nulla».

 

Qual è il progetto realizzato con UOMOeAMBIENTE che ti ha dato maggiore soddisfazione?

«Avere contribuito ad impostare una comunicazione “creattiva”, con due “t”, in cui lo storytelling si mixa alla promozione attiva dei valori dell’Agenda ONU 2030. In quest’ottica è risultato fondamentale avere un’impostazione lavorativa di tipo giornalistico che mi ha permesso di distinguere la “comunicazione green e sostenibile” dal “greenwashing” e affini. È di numeri e fatti concreti che mi fido: delle emissioni di CO2 compensate; delle iniziative messe in atto per generare valore economico, sociale e ambientale per il territorio; delle partnership vincenti; dei progetti in cantiere. Sono questi i valori su cui è stata impostata la strategia comunicativa di UOMOeAMBIENTE. Naturalmente ciò non sarebbe stato possibile senza la collaborazione di un team qualificato e con competenze verticali, dal momento che tutti i nostri contenuti vengono elaborati in stretta sintonia con figure tecniche di riferimento. Elisa Gagliardi (Project Manager per la Sostenibilità), Andrea Filograno e Gaia Gentilucci (Consulenti Junior per l’Ambiente e la Sicurezza) supportano la stesura di testi e infografiche green. Anche Alessia Sofo (Project Manager Sistemi di Gestione), Gianluigi Carbone (DPO) e Irene Sandrone (Consulente Senior HSE) contribuiscono alla stesura dei testi relativi alla propria area di riferimento. Altrettanto fondamentale è il dialogo con il marketing e in particolare con Rana Abboud, che ricorderete per avere ideato l’iniziativa “Plant to meet you”. Questa sinergia tecnico-creativa è ciò che più mi piace del mio lavoro: mi consente di imparare ogni giorno cose nuove, assorbire nuove informazioni, approfondire la mia conoscenza professionale e personale nell’ambito della sostenibilità».

 

In quale dei valori di UOMOeAMBIENTE ti rispecchi maggiormente?

«La cooperazione. Quando sono entrata in UOMOeAMBIENTE per la prima volta ho notato un clima di armonia tra quelli che, qualche settimana dopo, sarebbero diventati i miei colleghi. Il segreto di quell’equilibrio? Nunzia Giunta mi aveva svelato che, oltre che per le loro competenze, le nuove risorse erano selezionate tenendo conto della possibile (in)compatibilità caratteriale con gli altri membri del team. Ricordo di avere pensato: “Io speriamo che me la cavo”. Per fortuna è andata bene e, al di là delle indubbie competenze professionali, ho ritrovato un gruppo di persone fantastiche anche e soprattutto sul piano umano. Siamo sempre pronti ad aiutarci l’un l’altra indipendentemente dalle mansioni che ricopriamo».