Le ondate di caldo stanno diventando sempre più frequenti, intense e prolungate. Non si tratta più di eventi eccezionali, ma di una delle conseguenze più evidenti del cambiamento climatico, con effetti diretti sulla salute dei lavoratori e sull'organizzazione delle aziende.

Per chi svolge attività all'aperto o in ambienti particolarmente esposti, le alte temperature aumentano il rischio di disidratazione, colpi di calore, affaticamento e infortuni. Allo stesso tempo incidono sulla produttività e sulla continuità operativa, rendendo la gestione del rischio termico una priorità sempre più strategica.

In questo scenario si inserisce la nuova Ordinanza della Regione Piemonte (Atto 1/2026/XII), che introduce misure specifiche per proteggere i lavoratori esposti alle temperature estreme.

L'Ordinanza Piemonte 2026: cosa devono sapere le aziende

L'Ordinanza dispone che, dal 30 maggio al 31 agosto 2026, sia vietato svolgere attività lavorative all'aperto, in condizioni di esposizione diretta e prolungata al sole, tra le 12:30 e le 16:00, nei soli giorni in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio "ALTO" per attività fisica intensa.

Il provvedimento riguarda i settori dell'agricoltura, florovivaismo, edilizia, cave, logistica e le attività di consegna urbana svolte dai rider. In caso di inosservanza sono previste le sanzioni richiamate dall'art. 650 del Codice Penale.

L'ordinanza, inoltre, chiarisce un principio importante: laddove siano già presenti accordi aziendali o misure organizzative più favorevoli alla tutela dei lavoratori, queste continuano ad applicarsi.

La prevenzione va oltre l'obbligo normativo

L'ordinanza rappresenta una misura emergenziale, ma la gestione del rischio caldo non può limitarsi al rispetto del divieto nelle giornate più critiche.

Le aziende sono chiamate a sviluppare una valutazione dinamica dello stress termico, utilizzando strumenti previsionali come Worklimate, che consentono di conoscere quotidianamente il livello di rischio in funzione del luogo, della fascia oraria e dell'intensità dell'attività lavorativa. Le migliori esperienze aziendali dimostrano come report giornalieri e sistemi di allerta permettano ai preposti di programmare turni, pause e attività prima che il rischio diventi critico.

Un'attenzione particolare dovrebbe essere riservata ai lavoratori maggiormente vulnerabili, come over 60, donne in gravidanza e persone affette da patologie cardiovascolari, respiratorie o renali, per i quali possono rendersi necessarie misure organizzative dedicate.

Rischio Caldo e Sicurezza sul Lavoro: cosa cambia con l'Ordinanza Piemonte 2026

La percezione del rischio è parte della prevenzione

Gestire il rischio caldo significa anche comprendere come viene percepito dai lavoratori.

Le più recenti ricerche condotte nell'ambito del progetto Worklimate evidenziano infatti che la conoscenza del fenomeno è spesso incompleta: molti lavoratori non sanno riconoscere i sintomi del colpo di calore o tendono a sottovalutare gli effetti delle alte temperature sulle proprie prestazioni e sulla sicurezza.

Per questo motivo è utile affiancare alla valutazione tecnica anche strumenti di ascolto, come survey aziendali o questionari sulla percezione del rischio, che permettono di progettare interventi formativi realmente efficaci.

Le strategie che fanno la differenza

Le organizzazioni che hanno sviluppato sistemi avanzati di prevenzione dimostrano che la gestione del rischio termico richiede un insieme coordinato di misure.

L'aspetto organizzativo è il primo elemento su cui intervenire: riprogrammare gli orari di lavoro, prevedere pause in aree ombreggiate o climatizzate e, quando possibile, riorganizzare le attività nelle fasce più fresche della giornata consente di ridurre significativamente l'esposizione al caldo.

Accanto a queste misure trovano spazio interventi strutturali come la disponibilità di acqua refrigerata, aree climatizzate per il recupero fisiologico e mezzi di lavoro dotati di sistemi di raffrescamento. Anche l'evoluzione dei DPI offre nuove opportunità, grazie a indumenti più traspiranti, accessori refrigeranti e soluzioni innovative come le giacche ventilate.

Infine, la formazione continua rimane uno degli strumenti più efficaci. Safety Alert, opuscoli informativi, briefing operativi e aggiornamenti quotidiani sulle condizioni meteo contribuiscono a trasformare la prevenzione in un comportamento condiviso e consolidato.

Una gestione proattiva del rischio caldo crea valore

L'Ordinanza Piemonte 2026 conferma che il rischio da calore non può più essere affrontato come un'emergenza occasionale. Per le aziende diventa sempre più importante adottare un approccio strutturato, capace di integrare valutazione del rischio, organizzazione del lavoro, formazione e monitoraggio continuo.

Investire nella prevenzione significa tutelare la salute delle persone, ridurre gli infortuni, preservare la continuità operativa e rafforzare la sostenibilità sociale dell'organizzazione.

UOMOeAMBIENTE supporta le imprese nella valutazione del rischio da stress termico, nell'aggiornamento del DVR, nella definizione di procedure organizzative e nella formazione dei lavoratori e dei preposti.

Contattaci per sviluppare un piano di gestione del rischio caldo personalizzato e trasformare un obbligo normativo in un'opportunità concreta di miglioramento per la tua organizzazione.