Parlare di sostenibilità oggi è facile. Costruirla, misurarla e governarla è tutta un’altra storia.
È da questa consapevolezza che nasce il libro di Deborah Zani, con Maria Chiara Voci, Permettersi la sostenibilità - Come governare il cambiamento, un’opera pensata per chi vive la sostenibilità non come slogan, ma come scelta strategica. Il volume, con testo a fronte in italiano e inglese, si rivolge a manager, imprenditori e professionisti che si confrontano ogni giorno con la complessità del cambiamento e con la necessità di tradurre i principi ESG in azioni concrete.
La sostenibilità come processo, non come obiettivo dichiarato
Il libro affronta un punto chiave spesso sottovalutato: la sostenibilità non è un obiettivo da dichiarare, ma un processo da governare. Richiede metodo, visione proattiva e la capacità di guidare il cambiamento, evitando di subirlo. È un cambio di prospettiva culturale prima ancora che operativa, come emerge chiaramente dall’intervista al CEO della nostra azienda, Mario Burrascano, significativamente intitolata “Sostenibilità: la sfida è culturale, la risposta è nella governance”.
La doppia materialità per permettersi la sostenibilità
Allinearsi all’approccio della doppia materialità significa guardare contemporaneamente all’impatto dell’azienda su ambiente e società e ai rischi e alle opportunità che i fattori ESG generano sul business. Questo passaggio è fondamentale per passare da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità misurabile. KPI chiari, dati attendibili e sistemi di controllo strutturati diventano strumenti indispensabili per valutare le performance, orientare le scelte e rendere la sostenibilità una leva reale di creazione di valore. Senza misurazione non c’è gestione, e senza gestione la sostenibilità resta un concetto astratto.
Il contesto normativo europeo e la sfida delle PMI
Il contesto normativo europeo rende questa sfida ancora più attuale. Il Green Deal, la CSRD e il dibattito sul cosiddetto “Stop the Clock” pongono interrogativi concreti soprattutto per le PMI, che spesso percepiscono la sostenibilità come un costo o un obbligo difficile da sostenere. I’ intervista, invece, suggerisce un cambio di paradigma: la sostenibilità può diventare un fattore competitivo se affrontata con un approccio strutturato, graduale e coerente con la strategia aziendale. Governare il cambiamento permette alle imprese di anticipare le richieste normative, rafforzare la propria reputazione e migliorare la resilienza nel lungo periodo.
Gli ecosistemi di sostenibilità e la collaborazione
In questo scenario assumono un ruolo sempre più importante gli ecosistemi di sostenibilità, basati sulla collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo accademico. Un esempio concreto è la partnership della nostra azienda con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo per l’Executive Master in Circular Economy for Food, un progetto che unisce competenze manageriali, scientifiche e operative per formare professionisti capaci di governare la transizione sostenibile nel settore food. La conoscenza diventa così un acceleratore del cambiamento e un antidoto all’improvvisazione.
Il rischio di greenwashing e l'importanza della governance
Il nostro CEO affronta anche il tema del rischio di greenwashing. In un contesto in cui la comunicazione sulla sostenibilità è sempre più diffusa, cresce l’attenzione delle normative europee verso pratiche ingannevoli o non supportate da dati. La governance, ancora una volta, rappresenta la risposta più efficace: processi chiari, responsabilità definite e sistemi di controllo riducono il rischio di dichiarazioni non fondate e rafforzano la credibilità dell’impresa verso stakeholder, investitori e mercato.
In definitiva, Permettersi la sostenibilità ci ricorda che la sostenibilità non è un lusso, ma una condizione essenziale per generare valore positivo per la società, per l’ambiente e per le aziende stesse. È una scelta che richiede coraggio, metodo e visione, ma che, se governata correttamente, consente alle imprese di costruire il proprio futuro invece di inseguirlo.
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