La parità retributiva tra donne e uomini è tornata al centro dell’agenda europea, non solo come principio di equità, ma come obiettivo misurabile e verificabile. La Direttiva (UE) 2023/970 introduce nuovi obblighi di trasparenza salariale e rafforza i diritti informativi dei lavoratori, mentre i dati del Global Gender Gap Report 2025 mostrano come il divario di genere, in particolare in Italia, resti ancora un problema strutturale del mercato del lavoro.
Perché la parità retributiva in Italia resta una sfida aperta
Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, il quadro restituito dal Global Gender Gap Report 2025 evidenzia come l’Italia continui a collocarsi in una posizione di ritardo rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione economica femminile e le opportunità di carriera. Il gender pay gap rimane uno degli elementi più significativi di questa distanza, contribuendo a rendere la parità retributiva un obiettivo ancora lontano dalla piena realizzazione e mettendo in luce criticità che non riguardano solo i livelli salariali, ma anche l’accesso a percorsi di crescita e sviluppo professionale.
È proprio su questa esigenza di concretezza che interviene la Direttiva (UE) 2023/970, adottata per rafforzare l’effettiva applicazione del principio della parità di retribuzione. La direttiva introduce prescrizioni minime vincolanti fondate su due direttrici complementari: da un lato, l’obbligo per i datori di lavoro di adottare criteri trasparenti e oggettivi nella determinazione delle retribuzioni e delle progressioni economiche; dall’altro, il potenziamento dei meccanismi di tutela e di applicazione dei diritti, affinché eventuali discriminazioni possano essere individuate e corrette.
Una direttiva europea per la parità retributiva
L’ambito di applicazione della direttiva è volutamente ampio e comprende datori di lavoro pubblici e privati, lavoratori e candidati a un impiego, con l’obiettivo di evitare che il principio di parità retributiva venga aggirato attraverso esclusioni formali. La trasparenza retributiva diventa uno strumento concreto di verifica e non una dichiarazione di principio, ma comporta anche per le aziende la necessità di disporre di dati strutturati, coerenti e facilmente accessibili.
Accanto ai diritti individuali, la direttiva introduce obblighi strutturali di comunicazione sul divario retributivo di genere, modulati in funzione delle dimensioni aziendali e destinati ad ampliarsi progressivamente nel tempo. Questo sistema di reporting rende il gender pay gap un dato osservabile e analizzabile, ma pone anche una sfida significativa per molte organizzazioni, che si trovano a dover ricostruire, sistematizzare e documentare criteri retributivi, percorsi di carriera, meccanismi di valutazione e decisioni storiche spesso non formalizzate. La difficoltà non risiede solo nella raccolta del dato economico, ma nella capacità di dimostrare, in modo tracciabile e coerente, le ragioni che giustificano differenze salariali o di avanzamento professionale.
Scegliere la parità ora è (più) possibile
In un contesto come quello italiano, in cui i dati continuano a evidenziare squilibri significativi nella partecipazione economica femminile e nelle opportunità di carriera, gli obblighi introdotti dalla Direttiva (UE) 2023/970 assumono un valore che va ben oltre la dimensione normativa. La trasparenza retributiva diventa infatti un indicatore concreto di maturità organizzativa e di responsabilità sociale, capace di incidere sulla reputazione, sull’attrattività dell’azienda e sulla fiducia delle persone che ne fanno parte.
La direttiva segna così un passaggio culturale rilevante: la parità retributiva non può più essere affidata a dichiarazioni di principio o a iniziative isolate, ma richiede sistemi strutturati, criteri chiari e processi coerenti, in grado di rendere leggibili e verificabili le scelte retributive e di carriera. Per molte organizzazioni, questo significa cogliere l’occasione per rivedere modelli di valutazione, politiche HR e meccanismi decisionali, trasformando un obbligo normativo in un’opportunità di evoluzione interna.
Affrontare oggi il tema della parità retributiva in modo consapevole significa quindi investire in equità, trasparenza e sostenibilità nel lungo periodo. È in questa prospettiva che UOMOeAMBIENTE accompagna le organizzazioni, aiutandole a costruire percorsi strutturati e credibili verso una reale parità retributiva, integrata nella strategia e nella cultura aziendale.



