Negli ultimi anni lo smart working è entrato con forza nel dibattito pubblico e nelle organizzazioni italiane, trasformandosi da pratica marginale a tema centrale nel ripensamento del lavoro. L’emergenza sanitaria del 2020 ha accelerato in modo improvviso e non pianificato l’adozione del lavoro da remoto, costringendo aziende e lavoratori a sperimentare nuovi modelli organizzativi.

Oggi, a distanza di alcuni anni, lo scenario è profondamente cambiato. Questa pratica di lavoro flessibile non è più solo una risposta all’emergenza, ma una opportunità concreta per innovare la gestione delle persone, migliorare il benessere organizzativo e aumentare la competitività delle imprese. La sfida non è più se adottarlo, ma come progettarlo in modo consapevole e coerente con la cultura aziendale.

Smart working o telelavoro? Capire i termini per capire i dati

Per comprendere davvero il fenomeno dello smart working è necessario partire da una distinzione spesso sottovalutata: smart working e telelavoro non sono la stessa cosa.

Il telelavoro prevede lo svolgimento dell’attività lavorativa da un luogo fisso, con orari rigidi e modalità che replicano il lavoro in presenza, semplicemente spostandolo fuori dall’ufficio. Lo smart working, invece, si fonda su flessibilità, autonomia e lavoro per obiettivi: non conta dove e quando si lavora, ma il risultato.

Questa distinzione è fondamentale anche per leggere correttamente i dati sullo smart working in Italia. Durante la pandemia, molte esperienze definite come “smart working” erano in realtà forme di telelavoro emergenziale. Terminata la fase critica, il numero di lavoratori da remoto si è ridotto, ma non è tornato ai livelli pre-2020.

Secondo i dati più recenti dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia ha superato la fase emergenziale e si è progressivamente assestato, trovando una collocazione più stabile soprattutto nelle grandi imprese e nella Pubblica Amministrazione. In questi contesti, il lavoro agile è oggi praticato da una quota significativa di lavoratori, spesso attraverso modelli ibridi che combinano presenza e remoto. Diversa è invece la situazione nelle PMI, dove l’adozione rimane più limitata e discontinua, spesso legata a sperimentazioni temporanee o a iniziative individuali più che a una strategia strutturata.

Questo divario non dipende tanto dalla natura del lavoro, quanto dalla presenza o assenza di elementi abilitanti: policy organizzative chiare, investimenti in strumenti digitali, competenze manageriali e una cultura fondata sulla fiducia e sulla responsabilizzazione. I dati mostrano infatti che dove lo smart working è stato progettato e integrato nei processi aziendali, i benefici in termini di continuità operativa, produttività e benessere delle persone risultano più evidenti e duraturi.

Smart working in Italia: dati, valore e opportunità per le aziende

Lo smart working come leva di valore: produttività, persone e innovazione

Uno dei principali timori legati allo smart working riguarda la produttività. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che, se ben progettato, il lavoro agile non solo non riduce le performance, ma può migliorarle. La maggiore autonomia organizzativa favorisce concentrazione, responsabilizzazione e qualità del lavoro.

Dal punto di vista delle persone, lo smart working incide positivamente su work-life balance, motivazione ed engagement. Ridurre i tempi di spostamento, gestire in modo più flessibile la giornata lavorativa e conciliare meglio vita privata e professionale sono elementi che aumentano il benessere e riducono il turnover.

Per le organizzazioni, lo smart working rappresenta anche una leva di innovazione: accelera la digitalizzazione, spinge a rivedere processi e modelli di leadership, rende le aziende più attrattive per giovani talenti e professionisti qualificati. In un contesto segnato da cambiamenti demografici e carenza di competenze, il lavoro agile diventa uno strumento strategico per rimanere competitivi.

Smart working: dall’esperienza interna al supporto alle aziende

In UOMOeAMBIENTE, lo smart working non è una concessione, ma una scelta coerente con i valori aziendali. La possibilità di lavorare in modalità agile è integrata in una visione che mette al centro fiducia, responsabilità e autonomia delle persone, in equilibrio con gli obiettivi organizzativi.

Questa esperienza diretta consente a UOMOeAMBIENTE di accompagnare altre organizzazioni nel progettare modelli di smart working realmente efficaci. Non esistono soluzioni standard: ogni azienda deve costruire il proprio modello, tenendo conto delle persone, dei processi e della cultura interna.

Supportare lo smart working significa lavorare su governance, politiche HR, strumenti digitali e cambiamento culturale. È in questo percorso che il lavoro agile diventa una leva di sostenibilità sociale, innovazione e valore duraturo.