Le piccole e medie imprese italiane sono alle prese con una sfida che riusciranno a vincere soltanto se coglieranno la trasformazione tecnologica e la sfrutteranno senza timori. Per farlo servono cultura e competenze: se l’imprenditore non capisce dove può portare la digitalizzazione ne rimane vittima inconsapevole e rischia che il processo tecnologico lo porti fuori mercato senza che se ne accorga.

Aggiornare le competenze

I sostegni alla liquidità e gli incentivi, come ad esempio i bandi pubblicati delle Camere di Commercio relativi ai processi di digitalizzazione, da soli non bastano poiché la missione ha un forte connotato socio-economico: le piccole imprese in Italia infatti pesano quasi il 70% del valore aggiunto totale, con una quota di occupazione di oltre il 78%. Il cambiamento dev’essere accompagnato da un programma di aggiornamento delle competenze per evitare rischi di disoccupazione tecnologica. Questo storico periodo di crisi rappresenta una straordinaria occasione di cambiamento da cui si uscirà positivamente solo se si investe nella formazione e nell’innovazione. La società di consulenza Deloitte l’ha appena identificata come «battaglia per la sopravvivenza».

Aumentare il valore aggiunto della produttività

Un recente rapporto di Deloitte evidenzia come ci sia un legale diretto tra gli sforzi condotti per digitalizzare le aziende e l’aumento del valore aggiunto per addetto. I vantaggi di questa correlazione non sono limitati ad un incremento della performance finanziaria ma si concretizzano anche in guadagni di produttività che portano a una maggiore efficienza attraverso un maggiore uso del digitale. La digitalizzazione porta all’accesso a nuovi clienti grazie ad una maggiore copertura geografica e ad un maggiore accesso ai processi produttivi orientati all’innovazione.

Investire nella connettività

La battaglia per la sopravvivenza si gioca sulla connettività. Senza un adeguato accesso alla rete ultraveloce i processi si rallentano e si perde produttività. La connettività nella forma di fisso e mobile è la necessità essenziale per le imprese in tutti i settori per essere in grado di adottare tutti gli strumenti. La digitalizzazione delle imprese e dei processi significa la trasformazione manuale di operazioni che diventano digitali con minore perdita di tempo. Per farlo occorre azzerare il divario digitale che c’è nelle zone dove gli operatori non investirebbero perché antieconomico ossia in aree dove c’è una forte componente industriale e manifatturiera come in Veneto, Piemonte, Friuli ed Emilia.

Attrarre nuovi talenti

Le PMI hanno la necessità di essere formate e accompagnate nel processo di digitalizzazione, si potrebbe chiamarla pedagogia digitale. Secondo uno studio di Deloitte i talenti preferiscono le grandi aziende e le PMI non riescono ad intercettarli per le minori opportunità di crescita e per l’incapacità di avere un lessico comune nella fase di selezione. Di frequente la direzione ha difficoltà ad individuare il profilo di cui davvero necessita perché non ha ancora ben compreso quale direzione sta prendendo il mercato. Per digitalizzare le aziende servono nuove competenze e nuovi talenti ed un tutor può orientare nelle nuove competenze.