Chi decide oggi il futuro del cibo? È questa la domanda al centro di Food Democracy HerWay, il progetto di UOMOeAMBIENTE che il 5 febbraio 2026 ha preso vita a Firenze, nella Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, per non restare solo una risposta simbolica.
Nella cornice del Murate Idea Park, istituzioni, imprese, accademici e professioniste del settore agroalimentare si sono ritrovati per una mattina di confronto aperto, plurale e necessario. Il claim del progetto "Donne che nutrono il cambiamento" non è un semplice slogan: è una dichiarazione d'intenti che attraversa ogni tema affrontato durante l'evento.
Il cibo non è mai neutro
Il concetto di food democracy è il filo conduttore dell'intera iniziativa. Significa riconoscere che ogni scelta alimentare è un atto politico e culturale, capace di influenzare equilibri sociali, ambientali ed economici. Solo attraverso relazioni più consapevoli e inclusive si può generare vera giustizia e partecipazione nel sistema del cibo.
"La leadership femminile è emersa come paradigma trasformativo capace di generare sostenibilità, innovazione e valore duraturo per territori e comunità."
Un tavolo teorico sulla visione del cibo: mettere tutto in relazione
La prima parte dell'evento ha ospitato un dialogo multidisciplinare per leggere il sistema alimentare nella sua complessità: territorio, salute, cultura, economia circolare. Voci diverse, provenienti da mondi diversi, unite da uno sguardo sistemico.
Daniela Mugnai (Vetrina Toscana) ha portato la visione del cibo come ecosistema diffuso che intreccia enogastronomia, turismo, cultura e paesaggio, dimostrando come valorizzare identità e comunità generi sviluppo sostenibile.
Franco Fassio (Università di Scienze Gastronomiche) ha ricordato che la food democracy è prima di tutto qualità delle relazioni: superare visioni riduzioniste significa riconoscere che il cibo connette ecosistemi, economia e benessere sociale, in un'epoca di policrisi.
Francesco Sofi (Università degli Studi di Firenze) ha sottolineato come la prevenzione passi anche da una lettura di genere della nutrizione: mettere la salute femminile al centro significa costruire politiche alimentari più efficaci e inclusive.
Barbara Nappini (Slow Food Italia) ha descritto le donne come portatrici di sapere, cura e trasformazione, protagoniste di un cambiamento paradigmatico che unisce diritti, agroecologia e responsabilità sociale.
Mariagrazia Mammuccini (FederBio) e Simona Gullace (RINA) hanno poi esplorato il valore del biologico e la misurazione delle eccedenze in ottica circolare: il valore del cibo, hanno sottolineato, non è solo economico, ma ambientale, culturale, sociale ed etico.
Storie concrete di food: l'empowerment femminile in azione
La seconda parte dell'evento ha dato spazio alle testimonianze: esperienze reali di impresa e leadership che dimostrano, con i fatti, come la democrazia del cibo si costruisca giorno per giorno.
Fausta Colosimo (Caffè Trucillo) ha portato la visione dell'Accademia del Caffè come strumento di alfabetizzazione critica lungo la filiera: non esiste democrazia senza conoscenza, e scegliere consapevolmente significa generare valore.
Donatella Cinelli Colombini (Le Donne del Vino) ha raccontato come le donne abbiano trasformato il vino da prodotto a racconto, partendo dalla vendita dello sfuso alla valorizzazione del brand e dimostrando che competenza e visione generano crescita economica reale.
Maria Giovanna Politano (Fondazione Marisa Bellisario) ha ribadito un punto cruciale: le donne non sono una parte marginale della soluzione, ma una forza centrale del cambiamento. La loro presenza nei ruoli apicali è condizione necessaria per filiere più trasparenti e inclusive.
Alessandra Bazzocchi & Roberto Casamenti (Osteria La Campanara) hanno ricordato come il cibo sia memoria e cura, e come recuperare saperi non codificati significhi restituire valore alla dimensione relazionale dell'alimentazione.
Simona Riccio & Nuccia Alboni (Le Donne dell'Ortofrutta / Melanzì) hanno evidenziato come raccontare il cibo significhi raccontare persone, territori e saperi e come i nuovi modelli di leadership debbano essere meno verticali e più capaci di tenere insieme impresa, sostenibilità e vita.
Un roadshow nazionale: il cammino nel futuro del cibo è appena iniziato
Firenze è stata la prima tappa, ma Food Democracy HerWay è pensato come un percorso diffuso e partecipato su scala nazionale. L'obiettivo è creare spazi di confronto tra territori, culture e filiere, costruendo una riflessione collettiva su nuovi modelli di governance e leadership nel sistema alimentare.
Le tappe del roadshow:
- ✅ Firenze — 5 febbraio 2026 (prima edizione)
- 📍 Gravina in Puglia — 30 giugno 2026 (prossima tappa)
- 🔜 Friuli Venezia Giulia — data in definizione
Ogni tappa è un'occasione per arricchire il progetto con le specificità dei territori, le voci delle filiere locali e le esperienze di chi, ogni giorno, costruisce un sistema alimentare più giusto. La Puglia, con la sua straordinaria biodiversità agricola e la sua tradizione agroalimentare, sarà un appuntamento particolarmente ricco.
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