Il principio alla base dei tracking pixel prevede che un'immagine trasparente grande appena 1x1 pixel può sembrare irrilevante, ma inserita in un'e-mail può diventare uno strumento capace di raccogliere informazioni sul destinatario senza che quest'ultimo se ne accorga.
I tracking pixel sono utilizzati comunemente nelle newsletter e nei sistemi di e-mail marketing per verificare, ad esempio, se un messaggio è stato aperto.
Il pixel non è incorporato direttamente nell'e-mail, ma viene ospitato su un server remoto. Quando il destinatario apre il messaggio, un codice HTML può generare una richiesta al server per scaricare l'immagine. A seconda della configurazione, questo processo permette di rilevare apertura, indirizzo IP, dispositivo utilizzato, aperture successive e tempo di consultazione.
Un meccanismo tecnicamente semplice, ma con un problema di fondo: spesso chi riceve l'e-mail non vede il pixel e non sa di essere tracciato.
È proprio questa mancanza di consapevolezza a rappresentare uno dei nodi privacy. Il Garante qualifica infatti questi strumenti come “occulti”, richiamando il principio di correttezza previsto dall'art. 5, par. 1, lett. a) del GDPR.
La questione, quindi, va molto oltre una modifica alle newsletter.
Parlare di tracking pixel e GDPR significa interrogarsi su quanto un'organizzazione conosca realmente i trattamenti di dati presenti nei propri processi digitali e su quanto sia capace di governarne i rischi.
Tracking pixel GDPR: cosa cambia per l'e-mail marketing
Le nuove indicazioni del Garante pongono al centro due concetti: trasparenza e controllo dell'interessato.
La presenza dei tracking pixel deve essere adeguatamente rappresentata nell'informativa privacy. Inoltre, quando il tracciamento non è strettamente necessario, è richiesta l'acquisizione di un consenso preventivo, libero, specifico e informato.
Restano specifiche ipotesi nelle quali l'utilizzo può essere giustificato da esigenze tecniche o di sicurezza, nel rispetto dei principi di necessità, proporzionalità e minimizzazione.
Un punto è particolarmente importante per le aziende: il tema non riguarda soltanto i provider di posta elettronica o le piattaforme di marketing automation.
Le indicazioni interessano più in generale le organizzazioni pubbliche e private che utilizzano tracking pixel nelle proprie comunicazioni e-mail. La data da mettere in agenda è il 29 ottobre 2026, termine indicato per adeguare i trattamenti alle indicazioni dell'Autorità.
Per Marketing Manager, DPO e responsabili Compliance significa quindi verificare tempestivamente non soltanto quali comunicazioni vengono inviate, ma soprattutto cosa accade tecnicamente quando il destinatario le apre.
È un cambio di prospettiva importante: una funzionalità considerata fino a ieri una normale metrica di marketing può avere implicazioni dirette sulla governance dei dati personali.
Dal pixel al processo: il GDPR come Risk Management
Il tracking pixel offre un esempio molto concreto di una logica molto più ampia.
Interpretare il GDPR esclusivamente come un insieme di obblighi, divieti e documenti da produrre rischia infatti di perdere una delle sue caratteristiche fondamentali: il risk based approach.
Il GDPR può essere letto come un framework normativo che richiede a titolari, responsabili e DPO di valutare continuamente i rischi collegati alle attività di trattamento dei dati personali.
La compliance, quindi, non è una fotografia scattata una volta per tutte.
È un processo dinamico: conoscere i trattamenti, comprenderne il contesto e le finalità, valutarne gli effetti potenziali e adottare misure tecniche e organizzative coerenti con il livello di rischio.
Pericolo e rischio non sono la stessa cosa
Per comprendere questo approccio è utile distinguere due concetti spesso utilizzati come sinonimi: pericolo e rischio.
Il pericolo è una proprietà intrinseca capace di provocare un danno. Il rischio, invece, introduce una dimensione probabilistica: indica la possibilità che l'esposizione a quel pericolo determini effettivamente un danno di una certa gravità.
Trasportando questo principio nella data protection, il trattamento dei dati personali costituisce l'attività da conoscere e governare. Il rischio dipende invece dalle condizioni concrete nelle quali il trattamento avviene: natura, oggetto, contesto, finalità ed esposizione.
Il GDPR richiede quindi di misurare e mitigare il rischio, intervenendo sulla probabilità che il danno si verifichi e sulla sua possibile gravità. GDPR, una protezione tra rischi…
Ed è qui che torniamo al nostro pixel.
La domanda non dovrebbe essere soltanto: “Utilizziamo tracking pixel?”
Dovrebbe diventare: “Sappiamo quali dati raccogliamo, perché li raccogliamo, attraverso quali strumenti, con quali fornitori e con quali garanzie per gli interessati?”
È questa seconda domanda a trasformare un adempimento privacy in un tema di governance aziendale.
Il rischio zero non esiste. La governance sì
Ogni processo digitale comporta scelte, responsabilità e un certo livello di rischio.
Il principio del GDPR non è pretendere che questo rischio scompaia completamente. Il rischio non può essere azzerato, se non eliminando il trattamento stesso. L'obiettivo è piuttosto adottare misure capaci di ridurne probabilità e gravità fino a un livello ritenuto accettabile.
Questo rende la privacy un tema strettamente connesso al Risk Management.
Un'azienda che conosce i propri trattamenti può prendere decisioni più consapevoli. Può eliminare quelli non necessari, intervenire su quelli più critici e aggiornare le misure quando cambiano tecnologie, fornitori e processi.
E può fare della conformità un elemento di fiducia.
Una corretta applicazione del GDPR, infatti, non tutela soltanto i diritti e le libertà delle persone: può contribuire a proteggere il valore dell'impresa e costruire la fiducia necessaria allo sviluppo dell'economia digitale.
Tracking pixel e GDPR: la checklist per arrivare preparati al 29 ottobre
La scadenza del 29 ottobre 2026 rende necessario passare rapidamente dalla consapevolezza all'azione.
Il primo passo è capire se e dove l'organizzazione utilizza sistemi di tracciamento nelle comunicazioni e-mail. Da qui è possibile costruire una verifica più ampia del processo.
In particolare, è opportuno:
- mappare newsletter, e-mail marketing e marketing automation, identificando la presenza e le finalità dei tracking pixel;
- verificare che le informative privacy descrivano adeguatamente il trattamento;
- controllare le modalità con cui viene acquisito e gestito il consenso preventivo, quando necessario;
- analizzare le configurazioni tecniche delle piattaforme utilizzate e le funzionalità di tracking attive;
- verificare i fornitori coinvolti e il loro ruolo nel trattamento;
- definire chiaramente ruoli e responsabilità tra Marketing, IT, DPO, Compliance e soggetti esterni;
- documentare le verifiche effettuate e pianificare gli eventuali interventi tecnici, organizzativi e documentali.
L'obiettivo non è semplicemente “spegnere un pixel”.
È sapere quali dati attraversano l'organizzazione e perché, rendendo coerenti tecnologia, marketing, privacy e governance.
Dal tracking invisibile alla compliance consapevole
Un pixel misura pochi byte. Il processo che c'è dietro, invece, può coinvolgere marketing, IT, fornitori, privacy, responsabilità interne e diritti degli interessati.
È proprio questo il punto.
L'adeguamento privacy al 29 ottobre 2026 non dovrebbe essere affrontato come un intervento isolato sulla piattaforma di e-mail marketing, ma come un'occasione per verificare quanto l'organizzazione sia realmente in controllo dei propri trattamenti.
Per farlo servono competenze tecniche, organizzative e giuridiche, ma anche una cultura aziendale capace di riconoscere la privacy come parte della gestione del rischio.
In UOMOeAMBIENTE supportiamo le organizzazioni attraverso audit preventivi, consulenza personalizzata e percorsi di formazione, con l'obiettivo di individuare eventuali gap e costruire processi privacy sostenibili, documentabili e coerenti con l'operatività aziendale.
Il 29 ottobre si avvicina. Sai già quali delle tue e-mail stanno tracciando chi le legge?
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