Sono nati tra il 1981 e il 1995 e portano sulle spalle una responsabilità non da poco: salvare la Terra. Sono i Millennial, la generazione diventata grande nel nuovo millennio, quello dell’Euro e dell’attentato al World Trade Center. Non hanno avuto le certezze economiche dei propri genitori – la generazione dei Baby boomer, cresciuti in pieno boom economico e con il celebre “posto fisso” spesso a portata di contratto – e, con l’arrivo della pandemia Covid-19, sono stati costretti a rivalutare interamente la loro già precaria esistenza. Così, le certezze, hanno dovuto crearsele da soli. Una di queste, è che non c’è un pianeta B.

Generazione della ricostruzione, grande protagonista del secondo dopoguerra (1926 – 1945)
Generazione Baby boomer, nata in pieno boom economico: Generazione dell’impegno, protagonista delle battaglie sociali e trasformazioni culturali degli Anni Settanta (1946 – 1955) e Generazione dell’identità, per appartenenza politica o per una visione orientata alla realizzazione di obiettivi personali (1956 – 1965)
Generazione X o di transizione, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, tra la fine del blocco sovietico e l’allargamento a est dell’UE (1966 – 1980)
Generazione Millennial, diventati grandi negli anni Duemila (1981 – 1945)
Generazione Z o I-Generation, i nativi digitali (1996 – 2015)
(Fonte: Istat)

La questione del cambiamento climatico non è un semplice trend mediatico, stando a quanto emerge dalla “Millennial Survey 2021” di Deloitte. La preoccupazione per l’ambiente figura come la terza tra le principali cause di stress di questa generazione (26%), preceduta unicamente dal topic salute e prevenzione sanitaria al 28% – comprensibile, dopo gli avvenimenti dell’ultimo anno e mezzo – e dall’ondata di disoccupazione che ne è conseguita (27%). Un dato interessante: per la Generazione Z, invece, la questione ambientale è al primo posto (28%) a pari-merito con il fattore Sanità. Insomma: leva dopo leva, l’esigenza di agire contro il riscaldamento globale si fa sempre più bruciante.

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I Millennial (ma soprattutto la Generazione Z) sono cresciuti in un’epoca digitale, tra piattaforme online e social media, che hanno dato loro la possibilità, e il potere, di esprimere pubblicamente le proprie opinioni. Sono in grado di influenzare persone a chilometri di distanza e persino le istituzioni, mettendo in discussione i modelli autoritari del passato. Queste forze hanno forgiato la loro visione del mondo, i loro valori e, soprattutto, condizionato i loro comportamenti e abitudini di consumo.

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Ne deriva una maggiore consapevolezza del mondo circostante e delle dinamiche che lo regolano. Secondo il Report Sofidel dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo “Sviluppo Sostenibile: giovani, vita e lavoro”, che prende in considerazione un cluster di giovani tra i 18 e i 24, negli ultimi tre anni è aumentata sensibilmente la conoscenza verso i temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile tra le nuove generazioni. 2 giovani su 3 sono informati sui temi legati all’ambiente e allo sviluppo sostenibile.

  • Il 49,5% conosce discretamente l’argomento e solo il 3,8% degli intervistati non ne ha mai sentito parlare. Il 15,8%, invece, lo conosce molto bene.
  • L’80% recepisce le informazioni da scienziati ed esperti, verificandole, e i coetanei “ambientalmente impegnati” risultano più credibili degli influencer (52% contro 41%). La stampa, insegnanti/professori e genitori ottengono la fiducia di poco più di metà degli intervistati (51%)
  • La grande maggioranza dei giovani non considera l’attenzione e l’impegno verso l’ambiente solo una moda e il 45% degli intervistati si sente a proprio agio più nell’ambiente naturale che in quello urbano, nonostante le maggiori opportunità di lavoro e svago che quest’ultimo contesto offre.

Le difficoltà economiche hanno avuto negli ultimi decenni un ruolo crescente nel frenare i percorsi di transizione alla vita adulta dei giovani italiani, prolungando la dipendenza dalla famiglia di origine. Difficoltà accentuate dalla crisi sanitaria che, attraverso l’impatto sul lavoro, ha aumentato il rischio di impoverimento generale e inasprito diseguaglianze di genere e generazionali.

 

Millennial e Generazione Z sono sensibili alla sostenibilità ma anche pragmatici nelle proprie scelte: considerano l’attenzione verso l’ambiente un fattore da combinare, e non contrapporre, a costo e qualità

Solo una stretta minoranza degli intervistati dice di non tener conto di equità e sostenibilità nella scelta d’acquisto (sono il 6,3% e si scende a meno del 3% tra i laureati). Se circa il 20% prende in considerazione tali aspetti (equità e sostenibilità) solo per discriminare tra prodotti dello stesso prezzo, la grande maggioranza dei giovani (circa tre intervistati su quattro) è disposta anche a pagare di più i prodotti “green” (per il 56% se il prezzo non è troppo più alto e per il 17,8% anche con costo molto maggiore).

Osservatorio Giovani Sofidel Report Millenial e Generazione Z per la sostenibilità

 

Millennial, Generazione Z e le aziende: perché la sostenibilità è sempre più un valore aggiunto

Il lavoro ideale deve essere sì una buona fonte di reddito ma anche un’occasione per dare un contributo nel mondo (49%) e che si svolge in un’azienda i cui valori si condividono (52%). Quasi la metà (44%) assegna particolare importanza all’impegno delle organizzazioni verso la sostenibilità. Rispetto alle generazioni precedenti, il lavoro è sempre meno inteso come un medium per affermarsi socialmente e raggiungere posizioni di prestigio (39%). Emerge una scarsa stima per la leadership verticale e per i modelli di business che promuovono la competizione più della collaborazione. Piacciono poco anche le realtà che mirano prima di tutto al profitto.

Tra i concetti di nuova generazione che dovrebbero muovere le imprese figurano, in primis, i valori dell’inclusività e della giustizia (60%). Seguono l’impegno nella sostenibilità sociale e ambientale (57%) e la battaglia per promuovere l’occupazione al femminile (55%). Sviluppare un sistema di CSR – Corporate Social Responsibility e comunicarne con efficacia i valori all’esterno, e all’interno, dell’azienda può insomma contribuire a rendere attrattivi i propri prodotti / servizi per le nuove generazioni.